26.10.13

Mente e Gusto un legame per definire la nostra Personalità.

La mia professione è diversa, perchè ogni singolo cervello umano è diverso nella sua fattispecie e tutte le teorie psicologiche sono in continua evoluzione e cambiamento.
Da molti anni, si parla di Disturbi Alimentari, e si discute per una buona educazione al cibo, così a riguardo alcuni studiosi hanno condotto diverse ricerche, focalizzandosi su il vero legame che c'è tra il piacere e la mente, e quanto essa influenzi i nostri gusti.




Il cibo e il rapporto con esso è da sempre rappresentato come qualcosa di più che un semplice concetto di nutrimento; il mangiare possiede un grande valore psicologico sia per l'individuo che per la società. Spesso, è definito come un momento di incontro e di convivialità, delinea tradizioni e abitudini familiari, ma può anche essere simbolo di un disagio psichico manifestato attraverso un cattivo stile alimentare.


L'alimentazione, fin dai primi momenti di vita, sembra essere una base necessaria per creare l'identità e la personalità di un individuo, così facendo il cibo acquisterebbe un valore fondamentale per la nostra esistenza.
Le nostre condotte alimentari, i nostri gusti, sono un derivante del nostro contesto sociale e culturale, basti pensare alla madre con il figlio con il processo di svezzamento, le scelte, le preferenze e gli stili alimentari, rispetto ad altri determineranno, in una piccola parte ciò che saremo e cosa sceglieremo in futuro.


Il nostro modo di mangiare, come stiamo a tavola, quello che scegliamo, la quantità che ne assumiamo e gli stessi nostri gusti, sono così l'espressione di comportamenti caratteriali e di ciò che abbiamo appreso nel tempo. 


Quello che noi cerchiamo tutti i giorni, quello che cuciniamo o decidiamo di farci cucinare, ha radici profonde, ci definisce, contribuisce a consolidare quel senso di appartenenza ad un gruppo, è per questo che quando viaggiamo molti sentono il desiderio di non cambiare, perchè dentro il piatto la persona ritrova valori, idee, convinzioni tutto sintetizzato all'interno di sapori come il salato, il dolciastro o il troppo speziato.  




 La scelta del cibo, su cosa ci piace e su cosa non ci piace può dipendere da molteplici fattori come l'aspetto, l'odore, la consistenza e il rumore, ma può anche essere legato a ricordi più o meno piacevoli, o all'esperienze, alla cultura e alla storia. 
In questo modo, il nostro atteggiamento mentale influenzerà le nostre scelte e i nostri gusti a tavola, perchè saranno le emozioni a indicarci cosa prediligire. Come sostiene, uno degli autori del libro Psicologia del gusto e delle preferenze alimentari, i sapori speziati saranno ricercati da coloro che amano avventurarsi, che sono maggiormente inclini a lasciarsi andare, quelli anticonformisti e più libertini. Dal'altro parere sono i sapori dolciastri e meno intensi, indicatori di prudenza e rigidità ai cambiamenti, che rappresenteranno il bisogno di sicurezza e un abbassamento del rischio per qualcosa di potenzialmente pericoloso.

Quindi, Mangiare e Nutrirsi, non è solo un bisogno primario, ma un vero e proprio atto relazionale.
 
 
Da sempre, ognuno di noi possiede i propri gusti, ma cosa saremmo se non cambiassimo mai? 
Per questo credo che si possa assaggiare nuovi cibi, fare nuove esperienze, e poi dopo giudicare quel gusto, o quel piatto, in questo modo la nostra personalità sarà in continuo cambiamento, sempre pronta ad un esplorazione sensoriale.
E voi siete disposti a cambiare a tavola?



2 commenti :

  1. dunque...dunque io mi avventuro poco lo confesso...non amo i cambiamenti a tavola...ma amo le spezie chissà sarò strana..:))) bel post

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    1. nessuna stranezza sono ricerche ,..prendono un tot di campione e fanno la media...ogni persona è diversa...possono essere statistiche ...anch'io adoro le spezie ma le cavallette in thailandia io neanche morta!

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